Luca Caruso, un passeggero diretto da Roma a Milano, ha pubblicato sul proprio profilo Facebook una foto visibile a tutti gli utenti del social network, accompagnata da un lungo testo in cui raccontava un episodio a cui aveva assistito durante il tragitto. La fotografia ritraeva un ragazzo nero immortalato nel momento in cui la capotreno stava chiedendo il titolo di viaggio. Per tentare di rendere non riconoscibile la persona ritratta nella foto, Caruso aveva applicato dei pallini bianchi per oscurare gli occhi. Un post che è diventato in pochissime ore virale e che sin da subito ha portato al linciaggio pubblico non solo della persona fotografata, ma virtualmente di tutte le persone immigrate nel nostro paese, scatenando sentimenti di odio e commenti razzisti e violenti. La storia risulterà falsa come vedremo, ma il punto non è quello quanto piuttosto questi atteggiamenti apertamente razzisti che alimentano odio e ostilità verso "l'altro". Anche se la storia fosse stata vera, quel post, le intenzioni di quel post, i commenti che ha scatenato - senza alcuna moderazione - vanno stigmatizzati e respinti, è stata sdoganata una forma aperta e quasi autocompiacente di razzismo di cui come società dobbiamo farci carico e che dobbiamo contrastare con ogni mezzo.
Giusiana Vitiello
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